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Storia:  Renzo Buttazzo (classe ‘63) nel 1986 crea il primo Laboratorio di Artigianato per la sperimentazione della pietra leccese. A partire dal 1998 sino al 2011 presenta numerosi progetti al Salone del Mobile di Milano. Nel 2000 collabora alla realizzazione della nuova collezione ARMANI CASA; lo stesso anno il suo nome inizia a fare il giro del mondo e viene intervistato non solo dalla trasmissione Rai Geo&Geo, ma anche dalla televisione inglese BBC. Nel gennaio 2005 inaugura l’apertura di SPAZIOPETRE a Lecce, un luogo di aggregazione di nuovi materiali e culture diverse. Ad oggi continua attivamente la sua ricerca artistica e di design.

Segni particolari:  Nelle molteplici attività di ricerca e sperimentazione sulla pietra leccese, da oltre 25 anni Renzo Buttazzo è riuscito a trasformare con innovazione e sapienza  artigiana questo materiale, rendendolo unico nel suo genere e creando attraverso la sua filosofia uno stile inconfondibile riconosciuto ormai nel mondo. “Usa le mani” per creare tutto ciò la sua anima ha visto ed ascoltato, accompagnato dal rumore del vento. Nelle sue opere possiamo percepire l’unicità dell’esecuzione in rapporto alle peculiarità della pietra che, esasperata nella sua trasformazione, riesce a trasmettere quel senso di leggerezza e morbidezza, fatto di pieni e vuoti  riconoscibili nello stile dell’autore il quale, slegato da vincoli di produttività e industrializzazione, riconosce solo nella manualità operativa la vera essenza dell’opera. Numerosi i riconoscimenti e le collaborazioni avvenute in Italia e all’estero che hanno contribuito a definirlo uno degli artisti più innovativi nel campo della lavorazione dei materiali lapidei.

Current production: Le sue creazioni, prodotte in serie limitate, possono essere riproducibili in specifiche dimensioni  adatte per ogni tipo di esigenza abitativa. Precursore di un nuovo modo di interpretare la pietra, egli è riuscito nel corso degli anni a dare un volto nuovo al complemento d’arredo.  Tant’è che le sue opere spaziano dalle sculture ai corpi luminosi, dal mobile alla parete scultorea, contribuendo a migliorare le possibilità d’impiego di questo materiale. Collabora con architetti, galleristi e interior-designer, realizzando opere utile ad arredare abitazioni e resorts di charme; numerosi  sono i collezionisti che le posseggono e ne sono testimonianza le numerose pubblicazioni sulle riviste nazionali ed estere, oltre ai format televisivi.

 

Renzo qual è stato il momento in cui hai capito che lavorare la pietra poteva essere la tua strada? L’hai scelta tu o ti ha scelto lei?

Penso che ci siamo scelti entrambi ed è stato veramente “amore a prima vista” e dal quel momento ho capito che lei sarebbe diventato il mio materiale. Il tutto è poi sfociato in una passione morbosa fatta di ricerca e sperimentazione continua; parliamo del 1986 anno in cui creai la prima produzione di orologi in pietra che con il passare degli anni l’industrializzazione massificata ha reso ancora più riconoscibile. Poi, attraverso una serie di incontri con personaggi del settore, mi fecero capire che la mia passione era pura arte e che alimentando tale forza i risultati non sarebbero mancati.

Cosa vorresti accadesse nel tuo territorio? Cosa bisognerebbe modificare o in cosa bisognerebbe investire per migliorarci?

Vorrei che non si dimenticasse quello che è stato fatto in passato e vorrei che venisse utilizzato per guardare al futuro, per essere contemporanei nel pensare, più uniti nel fare e meno dispersivi nell’agire, ma più decisi nel mettere in atto progetti costruttivi. Si dovrebbe interagire con i maestri del posto che hanno dato gran parte della loro vita alla conoscenza dei loro materiali, riunirli sotto un unico tetto a disposizione di chi ha voglia di intraprendere questo meraviglioso mondo ed aiutarli a pensare a credere in loro stessi perché sono convinto che la Puglia e in particolare il Salento sia una terra ricca di potenziali creativi, però senza una guida. Il provincialismo ci fa dimenticare di essere cittadini europei, invece dovrebbe farci credere che il confronto con altri popoli può essere di stimolo per una crescita artistica, culturale e sociale; quindi prima di tutto bisognerebbe investire nel formare menti giovani e contemporanee, le quali sappiano interagire ed operare in un mondo che è in continua evoluzione e trasformazione.